lunedì 23 gennaio 2012

martedì 21 dicembre 2010

Teatro 2012

Marzo 2012
dom 4 marzo Cinema
sab 17 Prove Festa della Mamma
sab 24 Prove Festa della Mamma
dom 25 marzo Cinema
sab 31 Prove Festa della Mamma


Aprile 2012
sab 14 Prove Festa della Mamma
Ven 20 aprile ore 20:30 Rete Impronta (Amm.ne Com.le) aula video
sab 21 Prove Festa della Mamma
sab 21 CInema
dom 22 Cinema
26 aprile prove spettacolo 25 aprile mattina (Amm.ne Com.le)
oppure 3 maggio
sab 28 aprile Prove Festa della Mamma


Maggio 2012
gio 3 maggio mattina prove (Amm.ne Com.le)
ven 04 maggio ore 20:45 Spettacolo Scuole Medie 25Aprile (Amm.ne Com.le)
Sabato 05 maggio Dal Pomeriggio FESTA DELLA MAMMA
17 maggio dalle 14 alle 16 Scuola di Peschiera (Amm.ne Com.le) 18 maggio dalle 15 alle 18 Scuola di Peschiera (Amm.ne Com.le)
Giugno 2012
Ven 01/06 saggio musica (Amm.ne Com.le)
6 - 7 giugno saggio musica ? verificare sabato 9 giugno 2012 Utilizzo privato rif. Mangili Emanuele

martedì 7 dicembre 2010

Il nostro pensiero a Yara

Ho scelto di utilizzare le parole con cui don Matteo ha introdotto ieri il settimanale momento di preghiera degli adolescenti per lasciare un pensiero, anche sul nostro blog, sulla triste vicenda di Yara e della sua famiglia.
Di fronte ad un fatto tanto drammatico nasce in noi un senso di impotenza che da un lato ci fa arrabbiare e dall’altro ci riempie di tanta amarezza e sconforto.
E’ un pensiero che in questi giorni ci ha fatto visita spesso, e se n’è andato lasciandoci sempre il segno, tanto che potremmo dire “questo pensiero non ci ha mai lasciati veramente”.
Quando cerchiamo informazioni sui giornali e su internet, con la speranza che fa palpitare il cuore, incontriamo il dolore silenzioso della famiglia, l’impegno e la determinazione dei tantissimi volontari – che sentiamo vicino al nostro spirito tipicamente bergamasco -, la calorosa vicinanza del paese, le preghiere di migliaia di persone… e nasce in noi il desiderio di far parte di questa schiera di persone di buona volontà.
Ed eccoci alla domanda: cosa posso fare io?
Se è vero che ciascuno poi reagisce e si mette in gioco in modi differenti, in base a sensibilità, disponibilità, abilità, ecc… è altrettanto vero che nasce in noi il bisogno di rivolgerci a Qualcuno di più grande, perché più i giorni passano e più “questa faccenda ci sfugge dalle mani”, perché la speranza ora più che mai è messa a dura prova.
Pregare: questo è un gesto che tutti possiamo fare, un gesto che è segno del dolore e della rabbia per l’ingiustizia e la malvagità, un gesto che è rifugio della nostra debole speranza, un gesto che afferma l’estremo bisogno di colmare la nostra debolezza.
Ci affidiamo al Signore, che diventando uomo ha patito ogni pena e ogni dolore, che ha compiuto miracoli e che ha pianto per gli amici, che è rimasto fedele amico di tutti fino a dare la vita.
Siamo certi che Lui rimane accanto a Yara, e che grazie al Suo amore, anche ogni nostro pensiero e gesto è vicino a lei.
Chiedendo forza e conforto dalla nostra fede nel Signore Gesù, preghiamo quindi…

giovedì 2 dicembre 2010

Il suicidio di don Sergio Recanati e la nostra società di Iene

Riprendo dal sito della rivista Tempi un articolo dell'Eco di Bergamo su don Sergio Recantati, sacerdote morto suicida il 28 novembre scorso. A giugno era stato sospeso dall'incarico per una denuncia, non condanna, scattata per molestie sessuali. Era stato ripreso mentre molestava un giovane. Recanati si è buttato sotto un treno

"Il nostro giornale, normalmente, non pubblica le notizie dei suicidi. Se lo fa è solo in casi rarissimi, eclatanti, limitandosi a poche righe in cronaca o a qualche breve commento. È una scelta, quella di non enfatizzare questi drammi, dettata da un sentimento di pietà verso chi, disperato, arriva al punto di togliersi la vita, e di compassione nei confronti dei suoi familiari. Ultimamente però ci capita spesso di non poterci attenere a queste elementari regole di umanità. Il clamore e gli effetti collaterali di alcune tragedie sono troppo forti per non parlarne, e la formula rassicurante «da tempo soffriva di depressione», non basta più a chiudere il cerchio.
Ieri abbiamo riferito del suicidio di un prete. Non è il primo, purtroppo. A volte lo si dimentica, ma i sacerdoti sono uomini come tutti gli altri, con le loro debolezze e il bisogno naturale di sentirsi «di qualcuno», ossia voluti bene. Tanto più in una società come la nostra nella quale il loro ruolo è meno riconosciuto che in passato e il rischio della solitudine è più concreto. Essere «uomini di Dio» non li esime dalle fatiche, dalle fragilità, dalle paure. Lo abbiamo visto anche nello splendido film sui monaci assassinati in Algeria.
I preti sono uomini come tutti gli altri, ma da quando gran parte della gente ha rinunciato al cristianesimo, è come se la nostra società chiedesse loro di essere dei superuomini, dotati di una fede incrollabile, di una dedizione totale alla comunità e di una vita morale senza sbavature. A pregare per loro sono rimasti solo i vecchi cristiani, che ancora li guardano e li trattano con la tenerezza di un padre e di una madre verso i figli. Ma tutti gli altri, noi per primi, pretendiamo dai sacerdoti un'impossibile perfezione (c'è pure qualcuno di loro che si illude di possederla, ed è la miseria più grande), quasi fossero cavalieri senza macchia.
È per questo che agli «uomini di Dio» la nostra società non perdona nulla. Fino al punto che quando uno di loro viene scoperto in «flagranza di peccato», viene subito spogliato, portato in piazza ed esposto al pubblico ludibrio. Sottoposto, cioè, alla gogna dei media: capro espiatorio delle bassezze di tanti. E poco importa se dal punto di vista giudiziario non si è neppure in presenza di un'ipotesi di reato.
E' quanto è capitato a don Sergio Recanati, che domenica mattina, dopo mesi di angoscia, ha deciso di farla finita gettandosi sotto un treno a Vidalengo. Aveva 51 anni. Le sue inclinazioni omosessuali finirono al centro di un servizio televisivo delle Iene, che nell'occasione si dimostrarono tali di nome e di fatto. Iene e anche sciacalli, visto che per incastrarlo organizzarono una vergognosa trappola utilizzando il confessionale. Sullo sfondo l'accusa di essere un molestatore sessuale. Erano i giorni dello scandalo pedofilia e, pur se questo episodio, per quanto ambiguo, non era rubricabile come tale, il servizio di «Italia 1» fu comunque considerato uno scoop. E in molti ci si buttarono a capofitto.
Con parole di circostanza («Ovvio che ci dispiace»), Davide Parenti, ideatore della trasmissione, ha commentato ieri la tragedia. Neanche un dubbio, neanche un briciolo di ripensamento sulla brutalità di un giornalismo d'assalto che intenzionalmente fa a pezzi le persone e la loro dignità e che a differenza delle aule di giustizia non prevede neppure l'appello. Neanche un accenno all'assoluta sproporzione tra la colpa e la pena di un'esposizione mediatica che sa tanto di ghigliottina. D'altra parte questa è la struttura mentale, il format, delle Iene. Altro che giornalismo investigativo, altro che passione civile o desiderio di raccontare la verità: la narrazione, il ritmo, la messinscena di questi programmi sono tutti centrati sul bersaglio precostituito, la singola persona (e questo ovviamente non vale solo per i sacerdoti).
Dire adesso che «non è colpa nostra se quel prete si è tolto la vita, la sua storia qualcuno doveva raccontarla, l'abbiamo fatto noi mostrando il peccato e non il peccatore», è francamente lavarsene le mani. Sia perché il peccatore è stato subito individuato, sia perché nella storia personale di quell'uomo (che peraltro non aveva subito denunce da alcuno) c'era un dramma, un dolore intimo, di cui non si è tenuto minimamente conto. «Ci deve essere la misericordia anche per i preti... Posso aver sbagliato anch'io», aveva detto il sacerdote cacciando di casa le Iene. Per tutta risposta il video che lo ritraeva come «prete molestatore» è finito nel reparto macelleria di YouTube.
Il suicidio di don Recanati non è un fatto privato, è un grido di dolore e di protesta che sale fino al cielo. È una supplica a porre un freno alla macchina infernale della denigrazione. E insieme è un appello alla Chiesa a riprendersi cura ogni giorno e personalmente dei suoi figli. A richiamarli energicamente alle loro responsabilità, come non ha mancato di fare il Papa, ma anche a non lasciarli soli, a proteggerli per tempo perfino dalle loro debolezze. Quella in cui viviamo è una società spietata con chi sbaglia. È un mondo di iene, il nostro: la trasmissione televisiva ne è soltanto un abbagliante riflesso. Ma per chi è caduto – dopo che tutti hanno visto e riso delle sue miserie – è quasi impossibile rialzarsi. Non bastano la volontà, la psicanalisi e la dottrina quando il mondo ti è crollato addosso. Ci vorrebbero una forza e un amore straordinari. Ci vorrebbe Cristo in persona."

venerdì 19 novembre 2010

Utilizzo teatro

Ottobre 2010
sab 9 Ottobre Teatrale Ol Rasghì
sab 16 Ottobre Teatrale Ol Rasghì
sab 23 Compagnia Camonbabi
dom 24 Teatro del Vento (Amm.ne Com.le)
sab 30 Ottobre Teatrale Ol Rasghì


Novembre 2010
sab 06 Rassegna Ottobre Teatrale Compagnia Ol Rasghì
dom 07 Teatro del Vento (Amm.ne Com.le)
sab 13 Rassegna Ottobre Teatrale Compagnia Ol Rasghì
dom 14 Cinema
sab 27 Spettacolo proposto dall'Amministrazione Comunale

Dicembre 2010
gio 02 Nati per leggere (Amm.Com.le)
sab 4 Cinema
dom 5 Cinema
sab 12 Corale Brivio
mer 15 Saggio dimostrativo danza dal pomeriggio (Amm.ne Com.le)
sab 18 Opzione
dom 19 Scuola Materna festa di Natale
mer 22 lezione dimostrativa musica (Amm. Com.le)

Gennaio 2011
sab 8 Cinema
dom 9 Cinema
sab 29 Cinema
dom 30 Cinema
dal 31 gennaio al 6 febbraio Settimana dell'Oratorio

Febbraio 2011
fino al 06 febbraio Teatro disponibile per Settimana dell'Oratorio
sab 19 Cinema
dom 20 Cinema
Marzo 2011
sab 12 Cinema
dom 13 Cinema
Aprile 2011
sab 2 Cinema
dom 3 Cinema
Maggio 2011
ven 6 ore 20:30 Progetto Scolastico 3e medie 25Aprile (Amm.ne Com.le)

La questione delle aperture domenicali dei negozi

Di seguito lascio la riflessione dell'Alleanza per la domenica libera dal lavoro pubblicata sul sito della Diocesi di Bolzano Bressanone.
La domenica è un giorno di riposo e di incontro.
Secondo lo studioso medievale francese Le Goff il ritmo settimanale è “la grande invenzione umana nel calendario, e da sempre il suo valore è stato quello di regolare l’interruzione del lavoro e della quotidianità”. Sembra che l’epoca moderna vada nella direzione opposta. Le grandi catene commerciali mirano a tenere aperti i loro negozi sette giorni su sette. Si tratta per così dire di una “guerra commerciale” tra di loro, poiché le persone, prevalentemente lavoratori e pensionati possono spendere soltanto una certa somma di denaro e questo lo possono fare anche durante la settimana.
Negli scorsi anni in Alto Adige si sono raggruppate alcune persone e rappresentanti di associazioni per difendere la domenica libera dal lavoro come conquista della civilizzazione e per rendere consapevole la gente che la tradizione giudaico-cristiana è uno dei più grandi doni per la società e per la famiglia.
Il gruppo è nominato “Alleanza per la domenica libera dal lavoro” di cui fanno parte Eugen Runggaldier (come rappresentante dell’Ufficio pastorale), rappresentanti della KVW(acli altoatesina), dei quattro sindacati e di molte altre associazioni, ma anche commercianti e l’Unione Commercio Turismo Servizi Alto Adige in qualità di osservatore. Recentemente si è svolto un incontro in cui si è deciso di impegnarsi contro un eventuale prolungamento degli orari di apertura dei negozi. Proprio prima del periodo natalizio, l’”Alleanza per la domenica libera dal lavoro” vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che non si può rinunciare alla domenica libera come giorno di riposo e di incontro.
Per questo motivo i rappresentanti dell’”Alleanza per la domenica libera dal lavoro” si appellano in particolar modo ai media, perché essi s’impegnino a mantenere la domenica come un giorno di riposo comune, prezioso per la nostra vita. Può essere che qualcuno scelga di lavorare anche di domenica per necessità ma è necessario sensibilizzare la coscienza di tutti sul fatto che la difesa della domenica libera è un servizio importante per la società. Anche gli organizzatori di eventi sportivi ci devono riflettere, perché molte manifestazioni sportive possono essere programmate anche durante la settimana.
L’”Alleanza per la domenica libera dal lavoro” sollecita anche i rappresentanti dell’economia, le autorità e i politici a impegnarsi per elaborare chiare regole e non discutere ad esempio su nuove norme riguardanti gli orari d’apertura domenicali dei negozi per il 2011.
Esistono alcune associazioni che cercano di classificare Bolzano come una città turistica di rilievo per tenere aperti i negozi di domenica e durante le festività. È un dovere di tutti sensibilizzare i consumatori a non utilizzare la domenica per gli acquisti ma a dedicare questa giornata alla nostra libertà e al nostro benessere.
Per la „Alleanza per la domenica libera dal lavoro“: Arthur Stoffella